Crisi e precariato: proviamo a spiegarli con la matematica!

di Tiziana Mazzaglia  @TMazzaglia

 

Pubblicato in «Notizie in… controluce», Settembre 2013, pg. 16 Tot. pg. 1 http://www.controluce.it

L’Italia appartiene alla Comunità Europea, questa prevede che sono sufficienti tre anni di insegnamento, per potersi abilitare. Quindi anche in Italia! Come mai i conti non tornano? Eppure, sembra matematico. In insiemistica, se chiamiamo Europa un insieme di Stati e chiamiamo Italia l’insieme delle regioni italiane. Poiché, ogni regione che appartiene all’insieme Italia è anche membro della comunità europea, dunque, appartiene all’insieme Europa o anche Italia è incluso in Europa. Quindi, l’insieme Italia è un sottoinsieme dell’insieme Europa. Ogni elemento dell’insieme Italia è anche elemento dell’insieme Europa. Ma, non possiamo dire il contrario. Quindi, l’insieme Italia è un sottoinsieme dell’insieme Europa, per cui, ogni elemento dell’Italia è conforme ad ogni elemento dell’Europa. Ecco perché i conti non tornano, perché gli elementi non sono uguali! In Italia, il percorso di chi aspira a diventare insegnante, si aggira in un labirinto a volte addirittura mortale. Ci sono quelli che arrivano al traguardo a 62 anni, come è successo ad un’insegnante di educazione artistica. Dopo trentatré anni di supplenze, ormai ad un’età in cui si avvicina alla pensione, senza poterla maturare. C’è anche chi esasperato si toglie la vita, come è successo a Carmine Cerbera di 48 anni, per lui “essere senza lavoro era un tormento”. Poi, c’è chi riesce ad essere graziato e grazie da un concorso, il cui bando non tiene conto delle esperienze e di altri titoli, ma solo del diploma o della laurea a secondo della materie a da insegnare. Come il caso del concorso bandito l’anno scorso dal Ministro Profumo, in cui in palio c’era l’immediato inserimento in cattedra e i posti erano addirittura da uno a tre, per classe di concorso, destinati a milioni di aspiranti, senza la possibilità di formare una graduatoria. Anzi, questo concorso ha abolito la graduatoria in vigore dal 1999/2000, così, chi già aveva conseguito l’abilitazione e ha insegnato, per dodici anni se è ritrovato in gara con chi si era appena laureato. Ad esempio, per la classe di concorso dell’insegnamento di laboratorio tecnico pratico, ha vinto, un’assunzione a tempo indeterminato, una ragazza di 21 anni, Gaia Triscornia, di Carrara, diplomata, perché questa classe di concorso si richiede il solo diploma. Una disparità di trattamento in confronto a tutti gli altri e tante anomalie rispetto alla Comunità Europea, il tutto a discapito di vite umane. Il lavoro diventa così, una vincita al lotto, quando la nostra costituzione prevede all’articolo 2 che “L’ Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…”. Un professore precario, il 7 settembre 2013, ha scritto una lettera al sito di Orizzonte Scuola, ed è l’Ing. Davide Fabris, che spiega e chiarisce l’importanza del servizio svolto dal professore precario: ” Riguardo poi all’accusa di non essere mai controllati nel nostro lavoro, vorrei ricordare che esistono i Dipartimenti e che ogni Docente deve presentare il proprio piano di lavoro; i registri personali vengono periodicamente controllati ed alla fine dell’anno è necessario stilare un programma che viene firmato dai rappresentanti degli studenti e siglato dal Dirigente Scolastico. Sinceramente non credo siano accettabili ulteriori attacchi alla nostra professionalità“. ( http://orizzontescuola.it/news/apertura-graduatorie-ii-fascia). Si parla tanto di sistemare i giovani e non si normalizzano le posizioni di chi ormai vive di praticantato. Vite umane trattate come bottiglie di vino imbottigliate in annate andate a male!